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2 luglio 2011

Versione: I Pompeiani restano senz'acqua, Cesare

TESTO LATINO:

Tum vero pompeiani, neque ad explorandum locum castris idoneum neque ad progrediendum data facultate, necessario constitunt et procul ab aqua et natura iniquo loco castra ponunt. Sed caesar proemio non lacessit et eo die tabernacula statui passus non est, quo paratiores essent omnes ad insequendum, sive noctu, sive interdiu pompeiani erumperent. Illi, animadverso vitio castrorum tota nocte munitiones producunt catstraque castris convertunt. Hoc idem postero die a prima luce faciunt totamque in ea re diem consumunt. Sed quantum opere processerant et castra protulerant, tanto aberant ab aqua longius et presenti malo aliis malis rimedia dabantur.

TRADUZIONE:

In effetti in quel momento i Pompeiani, non essendo stata data la possibilità di esplorare  un luogo idoneo per l'accampamento né di avanzare, necessariamente si stabiliscono lontano dall'acqua e pongono l'accampamento in un luogo non adatto per la conformazione naturale. Ma Cesare non provoca battaglia e in quel giorno non permise di piantare le tende affinché tutti fossero più preparati ad attaccare se i Pompeiani avessero fatto una sortita di notte o di giorno. Quelli, constatato il punto debole dell'accampamento, per tutta la notte estendono le fortificazioni e le spostano da un accampamento all'altro. Fanno questa medesima cosa durante il giorno seguente dall'alba e impiegano tutta la giornata in questa occupazione. Ma di quanto erano avanzati con l'opera di fortificazione e di quanto avevano portato avanti l'accampamento, di altrettanto erano più distanti dall'acqua e si ponevano rimedi allo svantaggio presente con altri danni.

19 giugno 2011

Versione: Provvedimenti contro i Senoni e i Carnuti, Cesare

TESTO LATINO:

Tali modo vastatis regionibus exercitum Caesar duarum cohortium damno Durocortorum Remorum reducit concilioque in eum locum Galliae indicto de coniuratione Senonum et Carnutum quaestionem habere instituit et de Accone, qui princeps eius consili fuerat, graviore sententia pronuntiata more maiorum supplicium sumpsit. Nonnulli iudicium veriti profugerunt. Quibus cum aqua atque igni interdixisset, duas legiones ad fines Treverorum, duas in Lingonibus, sex reliquas in Senonum finibus Agedinci in hibernis collocavit frumentoque exercitui proviso, ut instituerat, in Italiam ad conventus agendos profectus est.

TRADUZIONE:

Devastate in tal modo le regioni con la perdita di due coorti, Cesare ritira l'esercito a Durocortoro dei Remi e convocata in quel luogo della Gallia una assemblea, decide di aprire un'inchiesta sulla rivolta dei Senoni e dei Carnuti e emanata una sentenza piuttosto severa infligge la pena prevista dalla legge degli antenati ad Accone, che era il capo di quel progetto. Alcuni fuggirono temendo un processo. E avendo proibito a questi l'uso dell'acqua e del fuoco, dispose negli accampamenti invernali due legioni nei territori dei Treviri, due tra i Lingoni, le restanti sei nei territori dei Senoni ad Agedinco e dopo aver provveduto al rifornimento di grano per l'esercito, come aveva stabilito, si diresse in Italia per tenere le sessioni giudiziarie.

Versione: La morte di Pompeo (De Bello Civili, III,104), Cesare

TESTO LATINO:

His tum cognitis rebus, amici regis, qui propter aetatem eius in procuratione erant regni, sive timore adducti, ut postea praedicabant, sollicitato exercitu regio, ne Pompeius Alexandriam Aegyptumque occuparet; sive despecta eius fortuna, ut plerumque in calamitate ex amicis inimici exsistunt, iis qui erant ab eo missi palam liberaliter responderunt eumque ad regem venire iusserunt; ipsi clam consilio inito, Achillam, praefectum regium, singulari hominem audacia, et L. Septimium tribunum militum ad interficiendum Pompeium miserunt. Ab his liberaliter ipse appellatus et quadam notitia Septimi perductus, quod bello praedonum apud eum ordinem duxerat, naviculam parvulam conscendit cum paucis suis. Ibi ab Achilla et Septimio interficitur. Item L. Lentulus comprehenditur ab rege et in custodia necatur.

TRADUZIONE:

Gli amici del re, che a causa della sua età erano in procura del regno, conosciuti questi fatti, o spinti nel timore, come in seguito dicevano in giro, che Pompeo, sollecitato l'esercito del re, occupasse Alessandria e l'Egitto, o disdegnata la sua malasorte, per il fatto che la maggior parte dei nemici sorgono nella sventura dagli amici, questi che erano stati da lui mandati risponderono cordialmente davanti agli occhi di tutti e ordinarono a lui di recarsi dal re; essi stessi, escogitato segretamente un piano, mandarono Achilla, prefetto regio, uomo di straordinaria audacia e Lucio Settimio, tribuno militare per assassinare Pompeo. Lui, salutato da quelli con liberalità e indotto da una certa conoscenza di Settimio, il quale era stato ufficiale nelle sue truppe durante la guerra contro i pirati, salì su una piccola barchetta con pochi dei suoi. Lì viene ucciso da Achilla e da Settimio. Per ordine del re viene preso allo stesso modo Lucio Lentulo ed ucciso in carcere.